Fuori dal Tempo…Nara

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Nara è patrimonio dell’UNESCO ed è seconda solo a Kyoto come patrimonio culturale.Il monumento più importante e celebre è il Daibutsu (Grande Buddha), situato nel Nara Koen, un grande parco che si appoggia sulla collina e che durante la Sakura è ancora più bello. E’ piccola e si gira tranquillamente in un giorno ed il centro è dove fare le vasche è davvero carinissimo.


Questa è una reale descrizione di Nara con tutte le informazioni che servono.La mia descrizione di Nara è questa (anche que non ero particolarmente in forma quel giorno avevo probabilmente addosso quella che mia mamma chiama la stupidera).
Arrivati alla stazione, usciamo, ci guardiamo intorno e l’unica cosa che attira la mia attenzione è un albergo con le scritte per ipovedenti (me, per esempio), “Free internet e Free breakfast” e per un attimo ci ho pensato di entrare e chiedere il mio free caffè, perchè ammettiamolo, un giapponese non riuscirebbe mai a dirti di no. Solo che poi ti dispiace. In Giappone si viene contagiati all’aeroporto da questo loro senso civico, vedere che tutti si comportano bene ti fa sentire “sbagliato” e un po’ giudicato perchè sei solo un occidentale che tanto, non può capire. Ed è così che ti ritrovi a tenerti in tasca cartacce, cibo avanzato e qualsiasi altra cosa che lì, non butteresti mai per terra. Una volta in Cambogia, a Siam Reap mi sono messa a ridere da sola guardando un bidone della spazzatura vuoto, col suo bel sacchetto. E tutto intorno era una montagna di schifezze buttate in terra. Io però la bottiglietta l’ho buttata dentro.


Il centro è piacevole per passeggiare, pieno di negozietti, alternati a piccoli templi e a ristoranti dai prezzi più o meno nella norma. Il merchandising sui cervi impazza e si trovano anche mele e mandarini a dei prezzi umani (3 euro circa 6 piccoli frutti arancioni).

Percorrendo una leggera salita si arriva a questa immensa zona che ad aprile è il vero paradiso dell’Hanami, ma cercate con gli sguardi i bambini che danno da mangiare i cervi, è quella la vera attrazione!

Ho visto scene di bambini scalciati via da cervi con pedate, testate e culate scappare correndo per il parco, persone che lanciano i biscottini  in testa ai cervi per paura che gli mangino le mani, donne scappare  urlando dopo che qualche animale troppo curioso gli frugava con il muso dentro la borsa sgranocchiando qualsiasi cosa gli capitasse sotto tiro. Un consiglio, scegliete un muretto da dove c’è una buona visuale, perdete un’oretta. E’ uno spasso.

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I “bambi”, come li chiamo io, nonostante siano assolutamente a loro agio nel contesto cittadino e della cività sono sempre animali selvatici e non addestrati a comportarsi bene, i cartelli ci sono ma come fai a contenere gli urletti delle ragazze americane o la curiosità cronica di avvicinarti a loro? Io li ho coccolati, paciugati come animaletti da giardino, ma di starci dietro…mmhh, me ne sono ben guardata.

All’interno di questo enorme parco si trova anche uno strano museo/punto informazioni (si, chi mi conosce sa perchè mi sono fermata..) che si è rivelato un posto incredibile. E’ il museo del terremoto, dove, oltre andare in un bagno pulitissimo e bere caffè e te verde gratis puoi anche provare la reale sensazione dei terremoti più disastrosi della storia del Giappone, tra cui quello di Fukushima dello scorso anno e quello del 1995 che ha devastato la città di Kobe.

Seduti su un sedile da rally con tanto di imbragatura, un gentile signore (volontario) aziona questi simpatici pulsanti che riproducono fedelmente i diversi sismi, ti fa vomitare la colazione e morire di panico e come gran finale ti fa provare la sensazione di essere dentro un palazzo costruito con le nuove innovazioni antisismiche. In pratica i palazzi vengono costruiti su molle. Molle. Si muovono loro e il palazzo rimane praticamente fermo e il terremoto è quasi impercettibile. Sono GENIALI. Oltretutto in quel palazzo (costruito appunto, con quella teconologia) era possibile vedere le gigantesche molle su cui era appoggiato, oltre che giocare con un modellino in cui potervi ricreare il terremoto. Lo ammetto, sono rimasta sbalordita, dalla loro genialità, dalla loro capacità zen di affrontare i problemi e le follie della natura, focalizzano il problema e lo affrontano. Che invidia. E lasciatemelo dire, perchè in Italia non abbiamo l’umiltà di capire che non siamo in grado? Prendiamo un team di giapponesi, mettiamoli a riorganizzare le ferrovie dello stato e abbassiamo la testa al fatto che non riusciamo a far arrivare (spesso neanche a partire) un treno in orario, mentre da queste parti sono anche disegnate sulle banchine le indicazioni della carrozza, dove il treno arriva sempre preciso al millimetro, i capotreni quando entrano nella carrozza salutano con un inchino e ti chiedono gentilmente il biglietto, e ad ogni stazione parte una musichetta che sveglierebbe chiunque che ti segnala che il treno sta arrivando. Divagando, a posteriori, parlo con malinconia. Costano un sacco ma i trasporti in Giappone sono davvero impeccabili e viaggiare a 300 km/h sullo shinkansen… Beh, ammettiamolo, è proprio figo.

Tornando con la testa a Nara, proseguiamo il giro e ci dirigiamo, dopo un ramen e una ciotola di riso, verso il Daibutsu (Grande Buddha), l’attrazione più importante. l’ingresso è maestoso, si passa sotto un’enorme struttura di legno, che ai lati ha delle statue stranissime dietro una strana retina che le fa quasi sembrare ologrammi o stampe su tessuto, difficile da spiegare ma davvero meraviglioso. E poi dentro, infotografabile per la pessima luce ma di una bellezza disarmante,  imponete, un tripudo di oro e arte.  La posizione delle mani in cui è raffigurato Buddha ha un preciso significato, la mano destra alzata per togliere le sofferenze e preoccupazioni della gente. La mano sinistra abbassata col palmo verso l’alto per esaudire i desideri. E proviamoci anche qui ad esprimere quei desideri con cui sto stressando tutti i Buddha da circa 50 giorni. Magari mi verrà incontro per esasperazione mandandomi anche una lettera con scritto in dialetto parmigiano “però adess làsa lè!”. Dietro al Buddha, oltre a un plastico un miniatura c’è anche una celeberrima colonna di legno, con un buco sotto e una fila infinita di famiglie con bambini. Perplessa mi sono messa a guardare cosa succedeva. Come nel mini parco giochi del McDonald’s fatto di tubi, scivoli e buchi i bambini passavano attraverso questo buco (grande come la narice di Buddha),  perchè la credenza vuole che chi riesce a passare attraverso questo buco riceve l’illuminazione. Troppa coda e l’ansia di rimanere incastrata mi hanno fatta desistere da cercare Dio da quelle parti.

Il parco intorno è uno dei migliori spettacoli della natura che mi sia mai capitato di vedere: il vento ha fatto cadere i petali dei ciliegi (ah, se qualcuno se lo chiedesse, questi ciliegi… non fanno frutti! Tanti fiori e poi…? Nulla, e pensando alla carenza di frutta che hanno da quelle parti mi sembra ancora più folle!), e camminare su un tappeto rosa, circondati da una delicata pioggia di fiori… Ma come si può descrivere un’emozione del genere? Ti senti “soave”, in quell’armonia con la natura come difficilmente riusciamo a trovarci, e rimani lì, con la bocca spalancata a chiederti il significato di tanta bellezza. Come ho già scritto, la sakura è un evento da vivere almeno una volta nella vita, almeno per capire davvero perchè loro sono così fissati.

Ah, un dettaglio, dentro al tempio c’erano ragazze vestite in maniera imbarazzante, con microscopiche gonne, tette in vista e stivaloni da zoccole di strada della più infima categoria, e nessuno faceva una piega. Sono rimasta perplessa, e mi sono chiesta se una di quelle entrasse dentro Santa Maria Novella dove mi hanno fatta coprire con una specie di mantello da Superman perchè avevo una spalla scoperta. Forse tirerebbero loro secchiate di acqua santa e crocefissi.

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Torniamo a Osaka, dopo aver girovagato per il centro ed aver visto una felpa fatta a cervo (corna nel cappuccio, macchie sulla schiena e pon pon come codino) e dedichiamo l’ultima serata al gigantesco acquario che merita senza ombra di dubbio una visita (se andate dopo le 17;00 costa meno e si hanno tranquillamente tre ore per vedere ogni singolo pesce con tutta calma), oltretutto accanto si trova un enorme centro commerciale dove si possono mangiare centinaia di piatti diversi tra loro, tra cui l’okonomyaki, la celeberrima pizza di Osaka (un pancake con dentro noodle, carne pesce, salse… e non capisco cosa centra con la pizza!). Nanna per l’ultima notte sul futon e già si parla di Kyoto. Dopo 40 giorni ancora sono capace di essere emozionata come il primo giorno.

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